Affidandosi all’immaginazione, demolendo equivoci e convenzioni consolidate e riconoscendo la necessità di quella stessa leggerezza cui ha dedicato un bel libro di saggi (La ligereza, Sigilo 2024), l’autore rivisita temi comuni alle sue opere precedenti – il razzismo, il colonialismo, l’identità, l’inevitabile meticciato, l’estrattivismo selvaggio, la necessità dell’utopia – e li inserisce in una densa trama che si concentra nella prima e nell’ultima delle tre parti in cui il romanzo è suddiviso, mentre quella centrale funge da intermezzo poetico e oscuro, composto da suggestivi frammenti.
I protagonisti, che emergono da una folla di personaggi immaginari o realmente esistiti, sono l’inglese Henry Price, trapiantato a Bogotà e assunto per «fotografare» il viaggio con i suoi acquarelli, e l’umile quanto misterioso pittore di chiese José Rufino Pandiguando, capace di ritrarre l’invisibile. Le sue opere, viste per caso, affascinano Price al punto da fargli inseguire la fantasmatica e inafferrabile presenza dell’altro, artista eccezionale, ma anche agitatore perseguitato dalla giustizia, la cui fuga attraverso foreste e pianure trasforma la vicenda in un western caraibico.