Juan Cárdenas, capitalismo ai primi vagiti: la triste fiaba a finale ignoto Scrittori colombiani Una travolgente narrazione si scatena a partire dalla lettura di un classico dell’800 colombiano, passando da improbabili avventure al saggio e alla cronaca, fino a allucinate fantasie tropicali: «Pellegrino trasparente» di Juan Cárdenas, edito da Polidoro

Nel panorama inesauribile della letteratura latinoamericana, quella colombiana è stata fino a pochissimo tempo fa tra le meno conosciute all’estero, forse perché «tutte le strade portavano a García Márquez. Ciò che non andava in quella direzione era residuale, aveva poca importanza», ha detto in una recente intervista Juan Cárdenas, aggiungendo: «siamo perduti nel labirinto banale della nostra stessa storia di successo, come accade a tutte le famiglie arriviste».

Nato nel 1978 a Popayán e oggi considerato il più interessante e originale tra gli scrittori del suo paese, Cárdenas si è guadagnato l’attenzione crescente della critica, a smentire almeno in parte le sue stesse opinioni, severe e non immotivate. È uno dei pochi scrittori latinoamericani, infatti, che oggi riescano a combinare un indubbio spessore intellettuale a una ricerca estetica pronta ad assumersi dei rischi, lasciandosi alle spalle i contenuti, i tempi e i linguaggi imposti dal mercato.

Narratore e saggista prolifico e singolare che, pur mantenendo una coerenza di fondo, sembra rinnovarsi di continuo (dal punto di vista formale ogni suo libro è, in un certo senso, un «pezzo unico» frutto di costante sperimentazione), Cárdenas è quasi sconosciuto ai lettori italiani, che finora hanno potuto leggere solo il suo Ornamento (Sur 2018), un romanzo a metà tra fantascienza e distopia, cui si aggiunge Pellegrino trasparente (traduzione di Milo Santos Baiamonti, pp. 270, € 17,00), apparso in lingua originale nel 2023 e ora per Polidoro, editore cui va il merito di aver riunito nella collana «I Selvaggi» alcuni dei più audaci scrittori contemporanei di lingua spagnola.