PARTE 3
La Procura ci ha condotti in una stanza privata, lontano dai vicini, lontano dai flash dei cellulari, lontano dalla bella facciata del quartiere residenziale dove tutti credevano di conoscersi.
Camila se ne andò dormendo sulle mie sorelle, avvolta in una cobija blu che le dio era uno psicologo che si occupava delle vittime. La sua respirazione era ancora tremante. Ogni volta che si trattava di un film, io la abrazaba più forte, come se il mio corpo potesse borrar quello che ella aveva vivido.
L'agente cibernetico si sentiva davanti a me con una cartella chiusa.
—Señora Andrea, vi dirò questo con cuidado. Non c'è bisogno che vea nada. Non dobbiamo esponerla in dettaglio. Ma devo sapere quanto basta per proteggermi.
Asenti. Sento la bocca secca.
—Su esposo no actuaba solo. Había una red de intercambio y transmisión ilegal. Parte de los pagos entraban a cuentas disfrazadas como consultorías. E abbiamo avuto conversazioni con meno di due persone che cercavano nella loro cerchia familiare.
Pensavo che il pavimento si stesse aprendo.
-Chi è?
L'agente non esitò quasi per niente.
—Su cuñado, Rodrigo. E una cosa che sembra appartenere alla madre del suo sposo.
Il nome della mia pelle mi ha colpito come una pietra.
—No… non sapevo leggere…
Ma allora si ricorda tutto: le volte in cui donna Rebeca insisteva per allevare Camila “per cui Mateo descansara si congiungeva a casa de la abuela”; le volte in cui ho deciso che ero una madre esagerata; la forma in cui difese suo figlio prima di mirare a sua nipote.